Pubblicato da: juliette1804 | febbraio 2, 2008

Giornalista afghano

ROMA – Il Senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte del giornalista Sayed Pervez Kambaksh, giudicato colpevole di blasfemia per aver stampato da internet un articolo sui diritti delle donne. Lo scrive l’Indipendent online, spiegando che in un comunicato la Camera alta afgana ieri ha definito un "errore tecnico" la sua precedente decisione di approvare la condanna a morte di Sayed pronunciata da un tribunale di Mazar-i-Sharif.

Ciò non significa che il giovane giornalista sarà rimesso in libertà, scrive il quotidiano, ma certo questa mossa del Senato aumenta le speranze che ciò possa succedere. Da settimane è in corso una campagna mondiale – di personalità politiche, media, organizzazioni dei diritti umani – per salvare Sayed dal patibolo.

La Meshrano Jirga (la Camera degli anziani) non ha nessun potere giudiziario, ma la sua opinione ha una valenza politica. La legge prevede due appelli sulla sentenza. La condanna a morte, prevista dalla Costituzione per i reati di blasfemia, deve essere approvata dal capo dello Stato, Hamid Karzai.

Secondo i familiari di Kambakhsh, il giovane è stato processato il 22 gennaio a Mazar-i-Sharif, nel Nord, a porte chiuse e senza supporto legale. Studente di giornalismo all’Università di Balkh, era stato arrestato a ottobre. Amici e familiari sostengono che l’articolo incriminato non era suo, ma solo riprodotto da Internet e distribuito.

In un’intervista a Radio Free Afghanistan, il procuratore generale della provincia di Balkh Hafizullah Khaliqyar ha difeso la sentenza, affermando che il processo è stato condotto in modo "molto islamico" e non c’è stata nessuna violazione dei diritti umani o della libertà di stampa. "Non ha fatto un errore giornalistico, ha insultato la nostra religione", ha detto Khaliqyar. Khaliqyar, secondo il quale il giornalista ha confessato, in una conferenza stampa ha minacciato l’arresto per tutti i giornalisti che si dovessero levare in difesa di Kambakhsh.


Dopo i sei anni di repressione dei media sotto il regime dei Talebani, crollato nel dicembre 2001 sotto le bombe americane, Karzai nel 2005 ha ratificato una nuova legge sull’informazione, ma restano molte le dispute sull’interpretazione della normativa.

(2 febbraio 2008)

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Responses

  1. anche io ho letto questa notizia ,per noi donne occidentali è una cosa inaccettabile che si possa essere condannati per "blasfemia" per aver difeso la causa dell\’emancipazione femminile ,però bisogna considerare il contesto e la legge islamica che reclude le donne nel ruolo di fattrici al servizio del maschio . Molta strada devono ancora fare e donne islamiche per vincere questi pregiudizi detati dalla paura di perder un potere stabilito nei secoli con la paura e la prepotenza. La legge  come i dogmi di devono essere interpretati e in islam ancora siamo molto lontani dalla visione della donna come essere umano pensante ,tranne alcuni rari ma significativi  casi.Comunque non dimentichiamoci quanta fatica hanno fatto le donne anche nel nostro mondo occidentale per arrivare alla conquista di elementari diritti ,come il diritto di voto , la possibilità di lavorare nelle fabbriche o nei ruoli maschili per statuto ,per usire fuori dal dominio maschilista. Lunga è la strada per la parità dei diritti , ho detto parità non predominio femminile , sono per  il cammino condiviso ,tra uomini e donne ci sono differenze che la natura ha stabilito ma la parità non riguarda prove di forza ma solo il riconoscimento di esserci come persone pensanti capaci di esprimere giudizi e considerazioni  ,questo troppo spesso viene negato .Mi sono sempre chiesta perchè l\’uomo ha così tanta paura della DONNA mi sono data la spiegazione così , forse perchè noi e solo noi siamo in grado di generare la vita , questo ci porta a essere superiori al maschio tanto da fargli paura .


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