Pubblicato da: juliette1804 | settembre 25, 2009

Il romanzo storico di Laura Gay

 

 

 

 

La Rosa di Parigi
Laura Gay, ARPANet

 
 

1789. Alla vigilia della Rivoluzione Francese e della presa della Bastiglia, la duchessa Julie de Soissons, giovane fanciulla di rara bellezza, si muove tra le stanze di Versailles con innocente ingenuità, conquistanto i favori della Corona e del Delfino per il suo candore e la sua sincerità. La sua vita viene sconvolta dalla relazione con il marchese Alain de Saint-Fraycourt, libertino senza scrupoli di cui si innamora perdutatamente, che non impiegherà molto a sedurla e a privarla di quella dote fondamentale (la verginità) per sposare un un uomo di alto lignaggio. Julie riesce tuttavia a sfuggire alla prepotenza del fratello Nicolas che la vorrebbe dare in sposa al vecchio e borioso duca de Chatelet scappando dal Palazzo Reale per mischiarsi al volgo francese, totalmente in fermento, in piena carestia e pronto alla rivolta. Conosce Philippe, giornalista rivoluzionario e amico (in seguito) di Danton e Robespierre e se ne innamora, accettando così di cambiare vita e di rinunciare agli agi, dimenticando il passato. Intanto la Rivoluzione incalza, il popolo insorge, la nobilità decade nonostante i tentativi di restaurare la monarchia, la ghigliottina si preparare a decapitare molte teste… Scottanti passioni, valori universali e storia si uniscono per dare vita a un romanzo in cui amore, libertà e coraggio animano pagine e protagonisti. Julie, altrimenti detta la Rosa di Parigi, è una moderna eroina a cui ci si affeziona dopo poche pagine, conquistati dalla sua caparbietà e dal coraggio di azione. Laura Gay racconta con spigliatezza e intensità un periodo storico tra i più affascinanti e ricchi mai accaduti, intrecciando sapientemente le frecce di Cupido agli stendardi politici.

Un estratto:

«Nicolas stava passeggiando per il parco e intanto meditava sui preparativi del matrimonio. Erano le sette di mattina e in giro non si vedeva ancora nessuno. All’improvviso notò scendere da una carrozza madame de Courtizot e la raggiunse.
“Buongiorno, Marianne” le disse ironico, “tornate adesso dai vostri divertimenti notturni? Con chi ve la siete spassata stavolta? Con il marchese de Saint-Fraycourt o qualcun altro?”
Irritata dal suo tono, la baronessa gli passò davanti, cercando di evitarlo. Lui però non si diede per vinto e continuò:
“A proposito del marchese, è così formidabile a letto o sono solo dicerie quelle che si sentono sul suo conto?”
Spazientita madame de Courtizot si volse a guardarlo e, senza pensarci, rispose:
“Perché non lo chiedete a vostra sorella? Lei lo sa bene”.
Nicolas sbiancò in volto.
“Che intendete dire?”
“Ma come? Non sapete che Alain e Julie sono amanti? Erano insieme alla festa del duca de Chartres, se vi può interessare”.
“State mentendo” ribatté allora l’uomo infuriato, “Julie non parteciperebbe mai a un’orgia. In quanto al marchese, non credo neanche che si conoscano”.
“E vi sbagliate, Nicolas. Gliel’ho presentato io, sapete? Pensavo che sarebbe stato divertente vedere la vostra faccia alla notizia che la vostra sorellina si era lasciata sedurre da un simile libertino. Per non parlare del duca du Chatelet, quando lo verrà a sapere. È lui il promesso sposo di Julie, non è vero?” Nicolas cercò di mantenere il controllo. Non poteva essere vero, continuava a ripetersi, Marianne lo stava solo provocando. Infine disse:
“Non vi credo, è tutta una menzogna che avete inscenato per vendicarvi del fatto che vi ho lasciata”. Ma la donna scoppiando in una risata esclamò:
“Non ci credete? Ebbene ho una prova. Guardate, Nicolas, e non avrete più dubbi”.
Madame de Courtizot porse all’uomo un pezzo di stoffa. Era un brandello del corpetto di Julie e Nicolas non poteva non riconoscerlo; aveva fatto confezionare lui stesso quell’abito da Mademoiselle Bertin in persona, la sarta di Sua Maestà. Dopo averlo esaminato attentamente, lanciò un ultimo sguardo alla baronessa come per chiedere spiegazioni. Lei dunque parlò: “È di vostra sorella, non è così? L’ho trovato nella stanza in cui ha dormito, per così dire, con il marchese de Saint-Fraycourt. Intendevo restituirglielo io, ma potete benissimo farlo voi. Arrivederci, Nicolas” e con un sorriso vittorioso la donna si allontanò frettolosamente.
Il duca de Soissons rimase per un attimo a fissare quel pezzo di stoffa. Era come se il mondo gli fosse crollato addosso all’improvviso. Poi, furibondo, si diresse verso la camera da letto della sorella. Voleva delle spiegazioni e le esigeva subito. ».

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