Pubblicato da: juliette1804 | luglio 13, 2012

La recensione della scrittrice torinese Mariateresa Biasion Martinelli a “Camille et Emile” (seconda edizione)

Cristina Contilli, nelle sue numerose biografie di eroine romantiche, ci ha abituato alla sua precisione nell’esporre i fatti, alle sue accurate ricerche, che nulla lasciano al caso, all’intreccio fra le storie personali e la storia.
Nel doppio volume, dedicato alla figura della scultrice Camille Claudel , si nota, innanzitutto, la fedeltà alle vicende reali della vita dell’artista, così grande e sfortunata.
Anche dove il dialogo, la descrizione, la narrazione diventano frutto della sua creatività, alla base c’è sempre un’annotazione, una lettera, una fotografia, un documento, che ne attestano la provenienza dal vissuto dei protagonisti e la possibilità che la vicenda sia realmente accaduta, anche se l’autrice veste la realtà con i sentimenti, le passioni, l’amore ed anche il dolore, la follia, l’abbandono, senza mai indulgere nella svenevolezza, anche se al di là della crudezza delle parole si avverta una piètas femminile, che è solidarietà e affetto per i suoi personaggi.
Nel leggere i libri della Contilli si può trarre la conclusione che lei intenda ridare dignità e verità a personaggi che, per la loro appartenenza al genere femminile, per la loro vita al di sopra delle regole, così ipocrite in alcuni ambiti e periodi storici, hanno subìto pesanti ripercussioni sul piano professionale, artistico e personale.
Camille a mio parere, ne è l’esempio più eclatante, sia per la vita tragica che ha condotto, a causa del suo voler essere se stessa, libera ed artista, pur prigioniera della sua follia, delle sue manie di persecuzione, dei suoi eccessi, vittima di una famiglia che la emargina, chiudendola in manicomio, soprattutto la madre, che ne rifiuta la condotta e il fratello che non mostra per lei alcuna umanità, anzi, la condanna senza appello.
E’ però diversa Camille dalle altre eroine protagoniste dei romanzi di C. Contilli , le quali trovano nel matrimonio, nella famiglia, negli affetti, o nella professione, una rivalsa verso la vita, che le ha portate a subire delle prove non certo facili, né comuni, come Juliette, Christine, la contessina Archinto, Louise, per citarne alcune.
Infatti, la Claudel, pur essendo una grande scultrice, pagherà con anni di clinica psichiatrica la sua passione per il suo maestro Auguste Rodin, che lasciandola a se stessa finirà per distruggerne la fragile psiche, diventando per lei un’ossessione.
Anche nella Parigi di quegli anni, apparentemente tollerante verso la scarsa moralità di alcuni artisti, come lo stesso Rodin, che avrà molte amanti e costringerà Camille ad abortire (forse più di una volta o ad abbandonare il figlio della loro relazione, su questo punto le accurate ricerche della nostra autrice hanno portato a delle quasi conferme, ma non a delle certezze assolute), una donna doveva appoggiarsi, per lavorare in un atelier, ad un uomo, appunto, e il solo fatto che Camille dirigesse il proprio studio e avesse delle allieve farà di lei come minimo un’eccentrica.
Lo stesso Emile che l’ama, la segue, come medico e come compagno, che ne comprende alcune reazioni e, soprattutto, le motivazioni delle sue turbe, che avrà da lei una figlia, riconosciuta, non riuscirà a salvarla dall’internamento e, pur affrontando il fratello di lei, non ce la farà ad ottenerne l’appoggio e la conseguente libertà dal ricovero forzato.
E’ vero che la psichiatria di allora, pur se praticata anche da medici illuminati, come la tanto contestata dott.ssa Madeleine Peletier, che terminerà la sua vita come internata in una clinica, dove era entrata come medico, soltanto perché femminista e politicamente impegnata sul fronte dei diritti alle donne, aveva dei limiti e venivano usati dei metodi non certo leggeri e dei medicinali molto forti, inoltre ogni diversità poteva essere catalogata come follia, ma Camille ha certo pagato a caro prezzo la sua sete di libertà, le sue passioni, la sua vena artistica e il suo carattere non certo facile.
Accanto alla lunga e tormentata biografia della Claudel , l’autrice riporta in breve quelle delle donne che l’hanno affiancata, come amiche e come medici.
Nella nuova edizione, l’autrice arriva a conclusioni diverse circa l’età in cui Camille dà alla luce la figlia, questo in conseguenza di accurate e continue ricerche, di cui dà dimostrazione attraverso documenti ed estratti di nascita.
I meriti dell’autrice sono innumerevoli: oltre alle sue doti di scrittrice, va senz’altro premiata la sua attività di ricercatrice e l’aver portato a conoscenza di molti le vite di donne importanti, anche se mai apprezzate per il loro valore, proprio per il loro essere donne, antesignane di coloro che moltissimi anni dopo cercheranno, attraverso il femminismo, di ottenere la vera parità fra i sessi.
Per quanto riguarda questo ultimo romanzo, inoltre, ha narrato la storia di una donna sfortunata, piena di talento, ma incompresa dalla sua stessa famiglia, riuscendo ad emozionarci, a farci penetrare, in una sorta di empatia, nell’animo e nella psiche di Camille, che se fosse vissuta ai giorni nostri avrebbe certamente avuto un’esistenza diversa, sia per quanto riguarda le sue travagliate maternità, i suoi amori, le ossessioni, i ricoveri, che la sua meravigliosa dote di scultrice.
Grazie alla Contilli, possiamo rendere un po’ di giustizia alla Claudel, non soltanto immaginando, ma credendo fermamente che sia stata guidata dall’amore, sbagliato o giusto, nei diversi momenti della sua vita, sia per la figlia, avuta in tarda età, che per gli uomini, che ne hanno sfruttato il talento, come lei sosteneva per quanto riguardava Rodin o che l’hanno saputa ricambiare, anche se non totalmente, come Emile, ed anche verso la sua famiglia d’origine, dove l’unico sostegno, il padre, le era venuto a mancare troppo presto.
Ancora una valida opera, quindi, molto corposa, di questa autrice, che non s’accontenta mai di dove arrivano le sue ricerche, ma continua, dando alle stampe nuove e più complete edizioni dello stesso libro.

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