Pubblicato da: juliette1804 | marzo 9, 2013

Un mio piccolo contributo per l’8 marzo… con tanti auguri a tutte…

« Que me reprochait-on? D’aller trop loin? Le féminisme ne saurait aller trop loin: ce qu’il réclame est chose précise: l’égalité complète des sexes au point de vue politique, économique et social. Et je n’ai jamais réclamé autre chose. La forme? Je ne suis pas une modérée, certes, mais je crois n’avoir rien d’une hurluberlue; je me suis toujours efforcée de faire prendre à ma raison le pas sur ma passion. »
(Madeleine Pelletier, 1912)

“L’amour n’est pas qu’une affaire d’âme. Le corps en est le lieu; on n’a pas seulement l’amour au “cœur” ou dans la peau, mais aussi dans l’appareil nerveux régulateur, dans le système endocrinien, dans le sang jusqu’à l’immunité.”
(Costance Pascal, 1935)

Nel 1903 due giovani dottoresse: Costance Pascal (nata in Romania nel 1877) e Madeleine Pelletier (nata in Francia nel 1874) superano la prova di ammissione all’internato in psichiatria per il dipartimento della Senna, una prova fino ad allora interdetta alle donne in quanto prive dei diritti politici. L’internato era allora in Francia un incrocio tra un dottorato di ricerca e un tirocinio in ospedale, mentre il dipartimento della Senna comprendeva Parigi e i comuni limitrofi.
L’internato in medicina era stato aperto alle donne già dall’anno accademico 1885-1886, dopo le battaglie di Blanche Edwards-Pilliet e di Augusta Klumpke-Dejerine che non si erano scoraggiate di fronte alle perplessità dei colleghi e alle normative che precludevano loro questa possibilità, negando di fatto alle donne la possibilità di lavorare in ospedale, pur avendo conseguito la laurea in medicina. Nel 1886-1887 la Edwards-Pilliet passò la prova come interna provvisoria, mentre la Klumpke (all’epoca fidanzata, ma non ancora moglie del dott. Dejerine) la superò come interna titolare.[1]
Nonostante questo, nelle foto degli interni, conservate alla Biblioteca Charcot, troviamo solo gli interni di sesso maschile[2] e solo in una foto del 1888 appare in secondo piano una dottoressa che dovrebbe essere proprio la Dejerine e la stessa Dejerine raccontò alla figlia molti anni dopo che alla prova orale di ammissione i colleghi di sesso maschile si erano mostrati puttosto ostili a lei e alla Edwards, mentre negli anni ’20, quando Yvonne Sorrel-Dejerine (figlia dei coniugi Dejerine e moglie del dott. Sorrel) superò la stessa prova la presenza delle donne medico negli ospedali parigini era ormai un dato acquisito e tra lei e i colleghi maschi c’era un rapporto di solidarietà e cameratismo, impensabile quarant’anni prima.
La Edwards e la Klumpke avevano, comunque, creato un precedente che tuttavia ebbe un seguito limitato, per un paio d’anni dopo di loro troviamo, infatti, alcune interne donne, nel concorso del 1888-1889 Mlle Marie Wilbouchewith di origine russa, ammessa come interna definitiva e nel 1890 Madame Perkins di origine statunitense, ammessa come interna provvisoria, poi, per dieci anni non ci sono più donne medico ammesse all’internato, fino al 1901-1902, quando superò la prova la prima dottoressa nata in Francia, Marthe Francillon, futura ginecologa e moglie del pittore Maurice Lobre.
Così come la Edwards-Pilliet e la Klumpke-Dejerine erano state due pioniere negli anni ’80 dell’800, lo saranno ad inizio ‘900 anche la Pascal e la Pelletier e lo saranno ancora di più delle colleghe che le avevano precedute perché entrambe all’epoca dell’ammissione all’internato erano “madamoiselle”, quindi erano due donne che dovevano contare soltanto sulle proprie capacità e al massimo sull’appoggio di qualcuno degli insegnanti con cui si erano laureate, ma, a differenza di chi le aveva precedute, non potevano contare sull’appoggio di un fidanzato o di un marito, a sua volta, medico, che sostenesse il loro diritto di accesso ad una professione considerata allora ancora più adatta ad un uomo che ad una donna.
La Pascal e la Pelletier erano entrambe di idee progressiste e vicine al movimento femminista, ma erano molto diverse di aspetto e di carattere: la Pascal proveniva da una famiglia benestante, era graziosa, curata nell’aspetto e valorizzava la propria femminilità, anche se, nonostante questo aspetto “rassicurante”, dimostrò nella sua carriera di psichiatra una coerenza e una determinazione notevoli sia sul piano personale sia su quello professionale, la Pellettier, invece, proveniva da una famiglia povera ed era portata a rivendicare in modo anche violento il proprio diritto ad una parità totale tra uomini e donne nel lavoro, nella famiglia e in politica e il suo impegno prima nel partito socialista e poi in quello comunista ebbe probabilmente un influsso negativo sulla sua carriera medica.

LO SO CHE LA FESTA DELLA DONNA ERA IERI… MA HO POSTATO OGGI QUESTO TESTO PERCHE’ I DIRITTI DELLE DONNE VALGONO TUTTO L’ANNO E NON SOLO L’8 MARZO…

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